C’è una moneta che sembra “normale” finché non la guardi con l’attenzione giusta. È la 20 lire con ramo di quercia del 1968: a prima vista un ricordo da cassetto, poi, se spunta un dettaglio preciso, può trasformarsi in un piccolo colpo di scena numismatico. Il trucco sta tutto in una parola.
Perché proprio il 1968 può fare la differenza
Nel 1968 questa 20 lire esiste in due versioni molto diverse per rarità e valore:
- la versione standard, destinata alla circolazione, abbastanza comune
- la rarissima variante “Prova”, con la scritta PROVA impressa, pensata per test e presentazioni
E qui si capisce subito il punto: non basta che sia “del 1968” per valere molto. Deve essere la Prova.
Come riconoscere la 20 lire “Prova” in pochi secondi
La verifica più semplice è quasi banale, ma proprio per questo molti la saltano.
- Prendi la moneta e osserva bene i campi, senza riflessi forti.
- Cerca la scritta PROVA: se non c’è, non è la variante rara.
- Controlla anche l’impressione: nelle Prova autentiche, la scritta appare nitida e coerente con il resto dei rilievi.
Se la parola PROVA è presente, la moneta entra in un altro campionato, perché la sua tiratura è limitata a 999 esemplari. Ed è questa scarsità, più di ogni leggenda da mercatino, a sostenere la quotazione.
Il design che racconta l’Italia (e perché piace ai collezionisti)
Questa moneta è amata anche per l’equilibrio del disegno, molto “italiano” nel simbolismo.
Dritto: Cerere e la promessa di abbondanza
Sul dritto trovi la testa di donna, identificata comunemente come Cerere, con la corona di spighe, un’immagine legata a fertilità e agricoltura. È firmata dall’incisore Pietro Giampaoli. È un profilo pulito, elegante, riconoscibile anche da chi non colleziona.
Rovescio: il ramo di quercia
Sul rovescio c’è il celebre ramo di quercia con quattro foglie e una ghianda, simbolo di forza e longevità, e collegato all’immaginario dello Stato italiano nel dopoguerra. Se vuoi un riferimento culturale immediato, la quercia è una di quelle piante che, nella simbologia europea, non passa mai inosservata.
Quanto può valere davvero: numeri realistici, senza illusioni
Qui conviene essere molto concreti, perché la differenza tra le due versioni è enorme.
| Tipo | Segno distintivo | Tiratura | Valore indicativo | Valore in FDC/SPL |
|---|---|---|---|---|
| Prova 1968 | Scritta PROVA | 999 | circa 500 euro | 700-1000 euro |
| Standard 1968 | Nessuna “PROVA” | 100.000 | circa 14 euro | 50-100 euro |
La Prova può arrivare a cifre importanti soprattutto in Fior di Conio (FDC), cioè praticamente come uscita dalla zecca, con rilievi pieni e campi puliti. In aste e cataloghi, esemplari eccellenti sono stati proposti e aggiudicati in area 400-700 euro, e le punte più alte si vedono quando la conservazione è davvero impeccabile.
La versione standard, invece, è una moneta collezionabile ma non un “biglietto d’oro”: il valore cresce solo se è in condizioni davvero ottime.
Cosa controllare prima di entusiasmarti (o di vendere)
Se hai una 20 lire 1968 e ti stai chiedendo “e se fosse quella giusta?”, fai questi controlli pratici:
- Conservazione: graffi, colpetti e usura abbassano molto la quotazione.
- Pulizia: una moneta pulita male può perdere fascino e valore per i collezionisti.
- Autenticità e perizia: per la Prova, una valutazione professionale è spesso decisiva.
- Mercato aggiornato: i prezzi oscillano, quindi serve un riferimento attuale.
La conclusione che risolve il mistero
La 20 lire con ramo di quercia del 1968 “può valere molto” solo in un caso preciso: quando è la variante “PROVA” con la scritta visibile, tiratura 999, e magari in FDC. Se invece manca quella parola, resta una bella moneta storica e collezionabile, con valori generalmente contenuti, che però possono salire se è conservata davvero bene.
In pratica, tutto si decide in una manciata di lettere: PROVA. Guardale, e saprai esattamente che storia hai tra le dita.




