Pensione contributiva di vecchiaia: ecco quanto si prende con 15 anni di versamenti

C’è un numero che torna spesso, quando si parla di pensione: 15 anni di contributi. È quel traguardo “quasi abbastanza” che molti hanno in testa, magari perché hanno avuto carriere discontinue, lavori brevi, periodi all’estero, oppure semplicemente perché la vita, a un certo punto, cambia direzione. Ma la domanda vera, quella che scotta, è questa: con 15 anni di versamenti, quanto si prende davvero?

Prima cosa: nel contributivo puro, 15 anni non bastano (a 67 anni)

Nel regime contributivo puro, cioè per chi non ha contributi al 31 dicembre 1995, la pensione di vecchiaia “standard” oggi richiede tre paletti:

  • 67 anni di età (almeno fino al 2026)
  • almeno 20 anni di contributi
  • un importo non inferiore a 1 volta l’assegno sociale (dal 2024 circa 534,41 euro mensili)

Questo punto dell’importo minimo è cruciale: anche avendo 20 anni, se l’assegno calcolato è troppo basso, potresti non avere comunque diritto alla pensione di vecchiaia a 67 anni.

E con 15 anni di contributi, nel contributivo puro, il blocco è ancora prima: manca proprio il requisito dei 20 anni.

“Ma io ho sentito parlare delle deroghe a 15 anni”: sì, ma non per tutti

Qui entra in scena una parola che sembra uscita da un vecchio faldone, ma è ancora citatissima: deroghe Amato (legge del 1992). Permettono, in casi specifici, di accedere alla pensione con 15 anni. Il punto, però, è che non sono la scorciatoia universale e, soprattutto, non si applicano al contributivo puro come regola generale.

Le tre principali situazioni sono:

  1. Prima deroga
  • 15 anni di contributi tutti maturati entro il 31 dicembre 1992
  • valgono anche contributi figurativi, riscatti, ricongiungimenti
  • per iscritti INPS o fondi sostitutivi
  1. Seconda deroga
  • autorizzazione ai versamenti volontari ottenuta entro il 31 dicembre 1992
  • i 15 anni possono anche arrivare dopo
  • in genere esclusa per dipendenti pubblici
  1. Terza deroga
  • almeno 15 anni di lavoro subordinato nel FPLD (fondo lavoratori dipendenti)

Se sei nel contributivo puro, cioè “partito” dopo il 1995 senza anzianità precedente, queste finestre storiche di solito non ti aiutano.

Ok, ma allora: con 15 anni, quanto sarebbe l’importo?

Nel contributivo l’assegno nasce da una formula semplice, almeno sulla carta:

Pensione annua = montante contributivo × coefficiente di trasformazione

Il montante è il “capitale” accumulato con i contributi, rivalutato nel tempo. Il coefficiente dipende dall’età: a 67 anni è intorno al 5,723% (valore indicativo, può cambiare con gli aggiornamenti).

Con 15 anni di versamenti, nella pratica, l’importo spesso finisce in una zona grigia: potrebbe essere sotto la soglia minima richiesta per la vecchiaia a 67 anni nel contributivo puro.

Indicativamente, per molte storie contributive non elevate, si parla spesso di un lordo mensile nell’ordine di:

  • 400-600 euro (stima molto approssimativa, perché dipende da redditi, continuità, aliquote e rivalutazioni)

Ma attenzione: il punto non è solo “quanto esce dal calcolo”, è se puoi incassarlo a 67 anni.

Se l’importo è troppo basso: la strada dei 71 anni (e 5 anni effettivi)

Quando non si raggiunge la soglia minima a 67 anni, nel contributivo puro esiste un’altra via: la pensione di vecchiaia a 71 anni (più adeguamenti alla speranza di vita).

Qui i requisiti cambiano molto:

  • servono almeno 5 anni di contributi effettivi (non figurativi)
  • non c’è il vincolo dell’importo minimo

È come dire: “Ok, anche se la pensione è piccola, a una certa età te la riconosco comunque”.

Ecco la differenza in un colpo d’occhio:

RequisitoA 67 anniA 71 anni +
Contributi minimi20 anni5 anni effettivi
Importo minimo≥ 1× assegno sociale (~534€)Nessun minimo

Due mosse pratiche per non restare nel dubbio

Se ti riconosci in questo scenario, le cose utili da fare sono sorprendentemente concrete:

  • Controlla l’estratto conto contributivo INPS: senza quello, ogni stima è “a sensazione”.
  • Valuta se una pensione complementare può aiutare a colmare la soglia, perché in alcuni casi una rendita aggiuntiva può fare la differenza sul diritto a 67 anni.

Un ultimo dettaglio interessante: dal 2025 sono previste regole più favorevoli per alcune donne con almeno 4 figli, con possibilità di anticipo (fino a 16 mesi) o coefficienti più vantaggiosi.

La risposta che cercavi, senza giri di parole

Con 15 anni di contributi, nel contributivo puro di norma non si va in pensione di vecchiaia a 67 anni. L’importo teorico potrebbe anche stare tra 400 e 600 euro lordi, ma spesso non raggiunge la soglia richiesta. La via più realistica diventa l’accesso a 71 anni, dove il minimo non conta più.

E se ti sembrano regole complicate, non è una tua impressione: è proprio l’effetto di un sistema costruito a strati, un po’ come la nostra pensione, che cambia volto a seconda di quando hai iniziato a lavorare e di come hai versato.

Redazione Vetrina Notizie

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