Ti capita mai di rispondere al telefono “al volo”, magari mentre stai cucinando o sei in macchina, e di accorgerti dopo che quella chiamata aveva qualcosa di strano? Ecco, molte truffe telefoniche funzionano proprio così, sfruttano la fretta, la gentilezza e quel riflesso automatico di “collaborare”. La buona notizia è che spesso basta evitare una singola frase per tagliare le gambe al raggiro.
La frase che non dovresti dire mai
La frase è: “Sì, confermo” (o anche solo un “Sì” netto) quando ti viene chiesto di “confermare” qualcosa.
Perché è rischiosa? Perché in alcune truffe la tua risposta può essere registrata e “incollata” in un contesto diverso, ad esempio come finto consenso a un contratto, a un cambio di fornitore, a un servizio premium, o a una presunta autorizzazione. Non è magia, è una forma di manipolazione che gioca sull’ambiguità e sull’uso opportunistico dell’audio.
Se devi rispondere, usa formule che non possano essere trasformate in un consenso:
- “Di cosa si tratta esattamente? Mi invii i dettagli per iscritto.”
- “Non do consensi al telefono.”
- “La richiamo io tramite il numero ufficiale.”
Il copione tipico: quando la chiamata “suona” credibile
Chi truffa spesso si presenta con un tono rassicurante, magari citando enti o pratiche note. Negli ultimi tempi, ad esempio, molte persone si aspettano comunicazioni su agevolazioni e bonus. E qui entra un punto importante: se sei un diciottenne, o hai un figlio che lo è, potresti sentir parlare del Bonus Cultura 2026 e delle due misure da 500 euro ciascuna, Carta della Cultura Giovani (con ISEE fino a 35.000 euro e residenza in Italia) e Carta del Merito (per chi prende 100/100 o lode entro i 19 anni), cumulabili fino a 1.000 euro, con domanda dal 31 gennaio al 30 giugno 2026 sulla piattaforma del Ministero della Cultura e spesa entro il 31 dicembre 2026 per libri, cinema, musei, concerti e corsi.
Ed è proprio qui che un finto operatore può provare a infilarsi: “La chiamo per completare la pratica”, “Serve una conferma immediata”, “Le invio un codice”. A quel punto la trappola si stringe.
Le altre cose che non devi mai comunicare (anche se ti mettono fretta)
La frase “Sì, confermo” è la scintilla, ma l’obiettivo finale spesso sono i tuoi dati personali o l’accesso ai tuoi account. Regola pratica: un operatore serio non ti chiede mai alcune informazioni in quel modo, e soprattutto non con urgenza.
Non comunicare mai:
- codice OTP ricevuto via SMS o app (è una chiave di accesso)
- credenziali SPID o password
- numeri completi di carta, CVV, PIN
- foto di documenti inviate “per velocizzare”
- IBAN se non hai avviato tu la procedura e verificato il canale
Molti raggiri sono varianti del phishing, solo che invece della mail usano la voce, e la pressione psicologica.
Tre segnali che dovrebbero farti chiudere subito
A me piace pensarla così: se senti anche solo uno di questi segnali, non sei “scortese” se interrompi, stai solo proteggendo te stesso.
- Urgenza artificiale: “Deve farlo ora o perde il bonus, la pratica, il rimborso.”
- Richiesta di conferme generiche: “Mi dice sì per autorizzare?”, senza spiegare cosa.
- Canali strani: ti chiedono di cliccare link, installare app, dettare codici.
La mini procedura di sicurezza (30 secondi, zero ansia)
Quando la chiamata è sospetta, fai così:
- Dì: “Non confermo nulla al telefono, mi mandi comunicazione ufficiale.”
- Riattacca, senza discutere.
- Controlla solo fonti ufficiali (sito del Ministero della Cultura per le carte cultura, o INPS per prestazioni e indennità).
- Se necessario, richiama tu un numero ufficiale trovato sul sito, non quello dettato al telefono.
Il punto: gentilezza sì, automatismi no
La protezione migliore non è diventare diffidenti con chiunque, è spezzare l’automatismo. La prossima volta che qualcuno ti incalza con “Mi conferma?”, fermati un secondo. Evita quel “Sì, confermo”, e scegli una risposta che rimetta a te il controllo. In pratica, è così che difendi davvero i tuoi dati personali.




