C’è un momento, quando senti parlare di un “nuovo buono in arrivo”, in cui scatta la domanda più semplice e più importante: è davvero un’occasione, oppure solo un nome accattivante? Nel 2026 i buoni fruttiferi postali tornano al centro dell’attenzione proprio per questo, perché promettono sicurezza, rendimenti chiari e una gestione senza complicazioni, ma vanno letti bene, fino in fondo.
Che cosa significa davvero “nuovo buono” nel 2026
Quando si parla di novità, in realtà si intende un mix di emissioni e formule diverse, con durate e meccanismi di rendimento pensati per obiettivi specifici: chi vuole un orizzonte breve, chi ragiona sul lungo periodo, chi mette da parte per i figli, chi cerca una possibile integrazione alla pensione.
Il punto chiave è che questi strumenti sono garantiti dallo Stato, e questo cambia il modo in cui molti risparmiatori valutano il rischio.
Chi può richiederli (e chi no)
Qui la risposta è più ampia di quanto sembri. In generale può sottoscrivere un buono chi è in grado di identificarsi e intestare correttamente il prodotto.
In pratica, possono richiederli:
- Maggiorenni con documento e codice fiscale, in ufficio postale
- Chi ha Libretto Smart o conto BancoPosta abilitato, anche tramite sito o app
- Genitori o tutori che vogliono intestare un buono dedicato ai minori (il beneficiario è il minore)
E ci sono anche limiti operativi da ricordare, spesso sottovalutati:
- importo minimo 50 euro e multipli
- limite massimo di acquisto 1 milione di euro al giorno per intestatario
I buoni 2026 più interessanti, con rendimenti “sulla carta”
Ecco le principali opzioni citate per il 2026, con i tassi lordi dichiarati (cioè prima di tasse e bollo):
- Buono Rinnova 4 anni: durata 4 anni, 1,50% lordo
- Buono con tassi crescenti: parte da 0,75% nei primi 3 anni e arriva fino al 3% alla 20ª annualità, dopo il 10º anno supera 1,80% lordo
- Buono 100: fino al 3% lordo, legato a un’emissione celebrativa e a una finalità sociale
- Buono Soluzione Futuro: logica “pensione”, una fase di accumulo fino a 65 anni e poi rendita mensile
- Buono dedicato ai minori: rendimento crescente, interessi riconosciuti alla maggiore età, fino al 5,00% annuo lordo
- Buono indicizzato all’inflazione italiana: durata 10 anni, quota fissa più rivalutazione FOI, per una protezione parziale dall’aumento dei prezzi
Quanto rende davvero: la parte che fa la differenza
La resa reale dipende da tre cose: tasso lordo, tassazione, imposta di bollo.
- sugli interessi c’è una tassazione agevolata al 12,5%
- non ci sono commissioni di sottoscrizione né costi di gestione
- l’imposta di bollo è 0,20% annuo sul valore, ma con esenzione fino a 5.000 euro
Per rendere l’idea, facciamo un esempio semplice e “terra terra”.
Esempio indicativo (per capire gli ordini di grandezza)
Supponiamo 10.000 euro su un buono al 1,50% lordo.
- rendimento netto sugli interessi: 1,50% × (1 − 0,125) = circa 1,31%
- interesse netto annuo indicativo: circa 131 euro
- bollo annuo (sopra 5.000 euro): 0,20% di 10.000 = 20 euro
Risultato: il guadagno effettivo annuo, in modo molto approssimato, scende a circa 111 euro, poi entrano in gioco anche il metodo di capitalizzazione e la struttura specifica del buono. Morale: il numero “lordo” è solo l’inizio.
E attenzione al caso dei tassi crescenti: quel “fino al 3%” è il tasso delle annualità finali, non un 3% fisso per tutto il periodo. È perfetto se sai già che non ti serviranno quei soldi per molti anni.
Rimborso: libertà sì, ma con una regola rigida
C’è una soglia che conviene ricordare come una data di sicurezza: 12 mesi. Se chiedi il rimborso prima, il capitale ti torna indietro, ma senza interessi. Dopo, il rimborso anticipato è possibile secondo le condizioni del singolo buono.
Infine, un dettaglio pratico che piace a molte famiglie: fino a 50.000 euro per nucleo familiare, questi strumenti possono non concorrere all’ISEE.
Una mini checklist per scegliere senza rimpianti
- Vuoi breve periodo? Guarda durata e tasso certo (esempio 4 anni).
- Vuoi lungo periodo? I tassi crescenti premiano la pazienza.
- Vuoi pensare ai figli? Il buono minori è quello con la promessa di rendimento più alta, ma a scadenza lontana.
- Ti spaventa l’aumento dei prezzi? Valuta l’indicizzato.
Alla fine, il “nuovo buono” conviene davvero quando combacia con il tuo tempo, non solo con un tasso in evidenza. E quella, curiosamente, è la parte più rassicurante.




