Ti capita mai di aprire un cassetto, trovare una vecchia moneta, un piccolo lingotto, un bracciale dimenticato, e pensare: “Ok, vale qualcosa, lo vendo”? Ecco, proprio lì si nasconde l’errore più costoso. Perché tra prezzi al grammo che oscillano e una possibile novità fiscale in arrivo, potresti lasciare sul tavolo parecchi soldi senza nemmeno accorgertene.
La cifra che non dovresti mai accettare (e perché)
A gennaio 2026 le quotazioni dell’oro hanno toccato livelli molto alti, con picchi nell’ordine di 118-127 €/g per l’oro puro (24 carati). Se ti offrono meno di 118 €/g sull’equivalente in oro puro, stai guardando un prezzo sotto i livelli di mercato di quel periodo, e vale la pena fermarsi, fare due conti e chiedere un secondo parere.
Attenzione però: quasi nessuno vende gioielli in 24k. Il punto è tradurre quel numero nella purezza reale del tuo oggetto.
Conversione rapida: dal 24k ai carati più comuni
Se prendiamo 118 €/g come soglia di riferimento per il 24k, ecco il valore teorico proporzionale:
| Titolo | Purezza | Soglia teorica (€/g) |
|---|---|---|
| 24k | 999‰ | 118,0 |
| 18k | 750‰ | 88,5 |
| 14k | 585‰ | 69,0 |
| 9k | 375‰ | 44,3 |
Questa è la matematica “nuda”. Nella realtà, chi compra oro usato applica un margine per fusione, analisi, gestione e rischio. Ma se l’offerta scende troppo sotto questi valori teorici, soprattutto senza una spiegazione chiara sul titolo e sul peso netto, il campanello d’allarme suona forte.
Come non farti confondere al banco: 5 controlli in 3 minuti
Quando sei lì, con l’oggetto in mano e la voglia di chiudere in fretta, fai queste verifiche:
- Controlla il titolo punzonato (750, 585, 375) o chiedi un test davanti a te.
- Fai pesare l’oggetto con una bilancia visibile, e chiedi il peso netto.
- Chiedi qual è la quotazione del giorno usata per il calcolo.
- Domanda se ci sono costi trattenuti (fusione, commissioni), e quanto incidono.
- Se la cifra ti sembra bassa, chiedi un preventivo scritto e confronta almeno due operatori.
Nota pratica: per importi superiori a 500 euro spesso scatta l’obbligo di pagamento tracciabile; in altri contesti specifici è possibile il contante fino a 4.999,99 euro. In ogni caso, le regole di antiriciclaggio rendono normale che ti propongano bonifico o strumenti equivalenti.
Il vero twist: la proposta di “affrancamento fiscale” sull’oro da investimento
Qui arriva la parte che molti stanno sottovalutando. È in discussione una proposta di affrancamento fiscale sull’oro da investimento (lingotti, monete, placchette) pensata per chi possiede oro fisico al 1° gennaio 2026 ma non ha documentazione d’acquisto, per esempio perché ereditato o comprato tanti anni fa.
L’idea è semplice e, se venisse confermata, potenzialmente molto conveniente: invece di rischiare una tassazione più pesante al momento della vendita, potresti “regolarizzare” prima.
Perché può convenire: 12,5% invece di 26%
- Con l’affrancamento, pagheresti un’imposta sostitutiva agevolata del 12,5% sul valore rivalutato.
- Senza documenti, in determinate situazioni fiscali dal 2024 può scattare il 26% sull’intero importo incassato alla vendita, non solo sul guadagno.
- Se invece hai fattura o prova del costo, resti nel regime standard e paghi il 26% solo sulla plusvalenza reale.
Come funzionerebbe, passo dopo passo
Se la misura entrasse in vigore, la bozza prevede questa meccanica:
- Istanza formale entro il 30 giugno 2026 per dichiarare l’oro posseduto al 1° gennaio 2026.
- Pagamento dell’imposta entro il 30 settembre 2026 tramite F24.
- Versamento in unica soluzione oppure in tre rate annuali, con interesse del 3% sulle rate successive (in alcune ipotesi l’aliquota potrebbe arrivare al 13%).
Perché lo Stato ci punta (e cosa significa per te)
Si parla di oro fisico detenuto dalle famiglie italiane stimato tra 133 e 166 miliardi, con altre valutazioni che arrivano fino a 499-550 miliardi di euro. Con un’adesione del 10%, il gettito atteso sarebbe nell’ordine di 1,6-2 miliardi.
Tradotto: è una misura “a tempo”, volontaria, e pensata per far emergere patrimoni reali. Ma c’è un punto decisivo.
L’ultima cosa da ricordare prima di decidere
Al momento è una proposta parlamentare legata alla Manovra 2026, quindi non è ancora legge. Eppure, se possiedi oro da investimento senza documenti, vendere oggi “al primo prezzo” potrebbe essere doppiamente penalizzante: sul valore al grammo, e sul fronte fiscale.
La regola pratica che ti salva è questa: prima calcoli la soglia corretta per la purezza, poi valuti se attendere chiarimenti sull’affrancamento. E se qualcuno prova a chiudere la trattativa sotto 118 €/g sull’equivalente in oro puro (o sotto la soglia proporzionata ai tuoi carati), fai un passo indietro. Spesso è lì che si guadagna davvero, semplicemente non avendo fretta.




