C’è un momento, quando stai per comprare qualcosa che ami davvero, in cui ti fermi e pensi: “Ok, ma quanto mi costa davvero, tasse comprese?”. Ecco, dal 1° luglio 2025 questa domanda è diventata improvvisamente più interessante per chi guarda, anche solo con curiosità, al mondo dell’arte e del collezionismo.
Non è la classica “detrazione” da indicare in dichiarazione dei redditi, ma l’effetto sul portafoglio può sembrare persino più immediato: meno imposta pagata al momento dell’acquisto.
Cosa è cambiato dal 1° luglio 2025 (e perché se ne parla così tanto)
Dal 1° luglio 2025 in Italia è entrata in vigore l’aliquota IVA ridotta al 5% per opere d’arte, oggetti d’antiquariato e beni da collezione, a condizione che non siano venduti con il regime speciale del margine. In pratica, su molte transazioni “ordinarie” del settore, l’imposta scende e l’acquisto diventa più competitivo.
La misura arriva dal DL 95/2025, poi convertito in L. 118/2025, in linea con la direttiva UE 2022/542. La legge è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 184 del 9 agosto 2025, con effetti immediati.
E sì, quando senti dire “ora puoi scaricare dalle tasse”, qui il senso corretto è: paghi meno IVA subito, in fattura, senza aspettare conguagli o dichiarazioni.
Quali acquisti rientrano davvero nell’IVA al 5%
La riduzione si applica a:
- cessioni (vendite) in Italia
- importazioni
- acquisti intracomunitari
…purché la consegna, spedizione o l’operazione rilevante avvenga dal 1° luglio 2025 in poi.
In termini pratici, la misura può riguardare vendite effettuate da:
- autori e, in certi casi, eredi
- gallerie e mercanti d’arte
- operatori che non applicano il regime del margine (che segue regole diverse)
Qui sta il punto delicato: non tutte le compravendite “di arte” automaticamente vanno al 5%. Conviene sempre chiedere che regime fiscale viene applicato in fattura, soprattutto nel mercato dell’usato e dell’antiquariato.
Quanto si risparmia: un esempio che si capisce al volo
Immagina un’opera proposta a 10.000 euro (imponibile).
| Aliquota | IVA | Totale |
|---|---|---|
| 10% | 1.000 € | 11.000 € |
| 22% | 2.200 € | 12.200 € |
| 5% | 500 € | 10.500 € |
Capisci perché si parla di “svolta”? Il costo finale può scendere in modo netto, e questo rende l’Italia più allineata, e spesso più competitiva, rispetto a diverse piazze europee.
E le “detrazioni” vere e proprie? Cosa può fare un privato e cosa può fare un’azienda
Qui bisogna essere onesti, perché è facile confondersi.
Se sei un privato
Non c’è una nuova detrazione IRPEF generica “tipo spesa quotidiana”. Le agevolazioni più rilevanti che ruotano attorno al collezionismo sono di altro tipo:
- maggiore convenienza grazie a IVA ridotta al 5% su operazioni ammesse
- in alcuni casi, assenza di imposta sul capital gain per plusvalenze da compravendita (in determinate condizioni)
- agevolazioni in ambito successorio per opere d’arte (in specifici scenari)
Se sei un’impresa o un professionista
Qui entra in gioco un meccanismo più vicino all’idea di “scaricare dalle tasse”:
- l’acquisto di opere può essere trattato come costo di rappresentanza, con deducibilità entro limiti, spesso citati fino all’1% del fatturato annuo (secondo regole e requisiti applicabili)
In altre parole, per chi lavora, l’arte può diventare anche una scelta fiscale sensata, purché coerente, documentata e gestita correttamente.
Altre leve che stanno spingendo il settore (e cosa aspettarsi nel 2026)
Accanto all’IVA al 5%, restano attive o si rafforzano misure che rendono il mercato più “scorrevole”:
- Art Bonus, credito d’imposta del 65% per donazioni a cultura e spettacolo
- semplificazioni per la circolazione di opere di autori scomparsi da oltre 70 anni sotto una certa soglia di valore, tramite autocertificazione
- prospettiva di un passaporto digitale per la tracciabilità, atteso come evoluzione nel 2026
Il punto finale, senza equivoci
La novità che sta facendo discutere non è una detrazione da inserire in dichiarazione, ma una riduzione potente e immediata: IVA al 5% su molte operazioni di arte, antiquariato e collezionismo, dal 1° luglio 2025, fuori dal regime del margine.
Se stavi rimandando un acquisto “perché con le tasse lievita tutto”, oggi il calcolo potrebbe cambiare davvero. E, spesso, basta una fattura corretta per accorgersene.




